Blog del Lab.A/Out, rete di singolarità resistenti all'interno dell'ateneo perugino
labaut | 03 Novembre, 2007 17:14
SABATO 10 Novembre - Manifestazione e Assemblea
Partenza alle ore 15 Piazzale Bove - Perugia
VERITA’ PER ALDO
Il carcere? sicuro da morire!
Aldo Bianzino e la sua compagna Roberta il 12 ottobre sono stati arrestai con l’accusa di possedere e coltivare alcune piante di marijuana. Trasferiti il giorno dopo al carcere di Capanne, sono separati. Roberta condotta in cella con altre donne, Aldo, in isolamento.
Da quel momento Roberta non vedrà più il suo compagno lasciato in buone condizioni di salute. La mattina seguente, domenica 14 ottobre alle 8,15, la polizia penitenziaria entrata nella cella, trova Aldo agonizzante che poco dopo muore.
Immediatamente la ex moglie, la compagna, i figli e gli amici si mobilitano per fare chiarezza su questa ingiusta morte chiedendo verità e giustizia perchè di carcere non si può morire!
Di fatto dopo un goffo tentativo di insabbiamento da parte delle autorità carcerarie (le prime indiscrezioni psulle cause della sulla morte si riferivano ad un improbabile infarto) famiglia e amici vengono a sapere che dall’autopsia risulta che Aldo è stato vittima di un vero e proprio pestaggio, il corpo infatti presentava una frattura alle costole, gravi lesioni al fegato, alla milza e al cervello.
Aldo Bianzino è morto ormai da più di due settimane.
Il silenzio delle istituzioni e dei rappresentanti della politica, dei cosiddetti garanti della nostra sicurezza sociale è assordante.
Indaffarati a sperimentare modelli di governance escludenti, a scagliarsi contro ambulanti, lavavetri, vagabondi, non hanno trovato, non stanno trovando, non trovano il tempo per superare l’alone di impunità, per denunciare chi umilia le persone sotto custodia, infligge sofferenze fisiche e psichiche ai detenuti, uccide.
E' tempo per noi di prendere posizione, spazio e voce.
Di raccontare. Di mantenere viva la memoria collettiva. Di evitare pericolosi insabbiamenti e difendere le nostre esistenze e le nostre pratiche identitarie da abusi, repressioni e pestaggi, “venduti”come atti di legalità.
E’ tempo di disinnescare le “paranoie” securitarie e arrestare le aggressioni proibizioniste, disattivare le dinamiche di esclusione e di controllo sui corpi.
Di resistere alla criminalizzazione degli stili di vita, alla violenza dell’intolleranza, all’esercizio arbitrario dei poteri di repressione e di controllo, alla manipolazione dell’informazione.
E’ tempo di agire, di porre interrogativi a chiunque desideri verità e giustizia per Aldo Bianzino, Giuseppe Ales, Federico Aldrovandi, Alberto Mercuriali. Marcello Lonzi.
E’ tempo di reclamare la scarcerazione immediata dei 5 ragazzi di Spoleto, vittime di una perversa applicazione del 270bis, strumento di controllo e intimidazione preventiva utilizzato ormai per sedare qualunque forma di dissenso.
E’ tempo di costituirci in comitato per la verità su Aldo, di ottenere verità e giustizia sugli omicidi di stato, di abrogare la legge Fini-Giovanardi e reclamare la fine di ogni proibizionismo, di contrastare e opporci ad una società che sempre meno tollera qualsiasi espressione fuori dalla norma, di farci carico delle sorti dei processi per il g8 di Genova rispondendo ai pruriti vendicativi del potere con una manifestazione nazionale che contrasti e interrompa la costruzione di processi di oblio e rimozione collettiva.
SABATO 10 Novembre Perugia Manifestazione e Assemblea
Partenza alle ore 15 Piazzale Bove - Perugia
Un appuntamento nazionale contro tutte le intolleranze.
Perchè un paese intollerante e’ tutto tranne che un paese sicuro!
Perchè per una pianta d’erba in cella non si deve finire!
Perché in carcere non si deve morire!Verità per Aldo!
http://veritaperaldo.noblogs.org/
labaut | 03 Novembre, 2007 16:37
labaut | 03 Novembre, 2007 16:20
Generalizziamo lo sciopero blocchiamo la metropoli
Il 9 novembre sarà il giorno dello sciopero generale e generalizzato
indetto dai sindacati di base, a cui aderiranno anche tutte quelle
realtà che parlano di precarietà e i nodi reali del precariato
cognitivo.
Il processo di precarizzazione delle nostre vite non
comincia sicuramente oggi, ma ha radici ben più profonde che molto
probabilmente riconosciamo nell’istituzione del pacchetto Treu e della
legge Biagi (legge 30/2003) ma non solo; i processi di pauperizzazione
e precarizzazione del mercato del lavoro rispondono a logiche di
mercato che eccedono il concetto stesso di Stato-Nazione, spostando la
governance di questi processi in un nuovo spazio politico, uno spazio
costruito sugli interessi di nuove lobby globali che non tengono in
nessuna considerazione quelli che sono i nostri bisogni, desideri e
pulsioni.
L’attuale governo Prodi, in perfetta linea con il
precedente, risponde a pieno a queste logiche continuando a non tenere
conto delle attuali esigenze del paese e applicando alla perfezione le
direttive del mercato globale. La precarietà è ormai un processo che
investe a pieno le nostre vite, il capitalismo in questa sua fase
avanzata imbastisce un attacco procedendo su due diverse direttrici: da
un lato i meccanismi del controllo puntano ad escludere
"preventiva"mente tutti i soggetti, anche solo potenzialmente devianti
(writer, raver, migranti, prostitute, omosessuali e movimenti sociali);
dall’altro i processi di pauperizzazione e precarizzazione del lavoro e
della formazione rendono i soggetti sempre più flessibili alle esigenze
del mercato.
L’università e le scuole superiori, che hanno perso
la propria centralità nella formazione, oggi ci sembrano il luogo
migliore per mettere a nudo questi processi di applicazione della
forza. Le nuove condizioni spazio-temporali dell’università scuola
riformata hanno modificato il senso della produzione e della
trasmissione del sapere. Meccanismi di inclusione differenziale, quali
i test di ingresso, gli esami di riparazione e i numeri chiusi, tendono
a selezionare e porre barriere all’accesso della formazione a ogni
livello.
I movimenti sociali di questo


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