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Blog del Lab.A/Out, rete di singolarità resistenti all'interno dell'ateneo perugino

R/esistenza alla fabbrica univeristaria

labaut | 09 Novembre, 2007 15:33

Dentro una società in cui ogni aspetto della vita umana è assoggettato a meccanismi di messa a valore, anche il sapere rimane imbrigliato in logiche puramente aziendali. L'università si tramuta così da luogo di produzione di cultura a luogo dove la cultura è messa a produzione e lo studente, come l'operaio in fabbrica, viene spossessato dei frutti del suo lavoro.
All'ideale di arricchimento dell'individuo è stato sostituito un gretto, ma più funzionale, nozionismo. Come automi veniamo programmati con il minimo delle istruzioni necessarie a garantire un nostro multiforme e indifferenziato adattamento alla precarizzazione del mercato, così come imposto dall'imperativo della flessibilità.
Ma non c'è solo questo: la pauperizzazione delle coscienze comporta anche meno difese,maggiore vulnerabilità e manovrabilità. Gli OPERAI DEL SAPERE saranno pronti a dare il meglio di se' per far crescere il sistema nella direzione per loro stabilita da chi concretamente lo governa.
Obbiettivo di vecchie e nuove riforme rimane quello di plasmare lo studente massa: un individuo omologato, unidimensionale, la cui possibilità di autodeterminazione è ormai ridotta al minimo grazie a piani di studio disorganici, che impongono ritmi da fabbrica fordista e generano frammentazione.
A questo infimo attacca mosso alla nostra dignità e personalità, noi rispondiamo con pratiche che si sottraggono alla fabbrica totale, e in questo tempo liberato diamo vita a una forma altra e affermativa di cultura: quella condivisa e autoformata.

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